Il condominio dei fiori

Fiori di ringhiera.jpeg

Avvicinandomi all’androne percepisco un profumo diverso, d’aria salata come brezza marina. Ai lati, due grandi cespugli di oleandri in fiore mi accolgono e mi indicano l’ingresso, hanno le punte delle foglie bruciate dal sole e i fiori mi reclamano un po’ d’acqua. Percorro l’androne tra piante di Alocasia e kenthia.

C’è fresco qui, le palpebre si prendono una pausa dalla bianca luce dell’esterno, ma dura poco e sono già nel cortile assolato. Una Bouganvillea viola acceso si estende sulla parete fino a lambire il balcone del primo piano, e alla base vasi colorati di Hibiscus rosso, Lantana arancio e un’infinità di piante grasse, mi accolgono in quella che pare essere un’oasi mediterranea. Una grande pianta di limone al centro del cortile mi invita a girarle intorno, facendomi scorgere un arco di sassi e luce bianca non visibile dall’ingresso. Onde quiete di mare azzurro che si infrangono su grandi scogli, vento caldo che scompiglia l’agrume e rumore di cicale. Alzo gli occhi e vedo questo palazzo, un palazzo di città, con i balconcini di ringhiera come palchi di teatro colmi di verde lussureggiante. L’arbusto del primo piano mi fa cenno di salire. Imbocco le scale e avvicinandomi lo riconosco, è un rosmarino prostrato cascante. E’ una gran bella pianta e il suo profumo si diffonde per tutto il primo piano. “La Bouganvillea sta salendo troppo”, mi dice “si brucerà le punte se continuerà così”. Fa fresco qui, e più sali e più il fresco aumenta, al piano terra c’è il mare ma al quinto è montagna, esclama. Ma dove sono finito, gli chiedo, me lo puoi spiegare? Sei nel condominio dei fiori, ogni piano rappresenta una zona fitoclimatica, cinque piani, cinque zone. Dal mare alla montagna, dai limoni ai larici. Lo vedi lassù al quinto l’abete rosso? Io sono l’amministratore qui, continua borbottando, perché mi è concesso di gironzolare per tutti i piani, anche se gli ultimi due sono troppo freddi per mio gusto e ci posso stare poco, giusto per un salutino.

Continuo a salire, incuriosito. Al secondo e terzo piano l’aria è cambiata, esco sul ballatoio, incontro piante di Camellie, Aceri e Azalee fiorite. Una di loro mi racconta di quando fu portata per quindici giorni al piano terra, al mare, giusto perché si chiudeva la casa per andare in vacanza, e che per poco non si squagliava dal caldo. Il mare non è il mio ambiente, perché insistono, mi confessa a bassa voce. E cosa dovrei dire io che volevano portarmi al quarto piano nella casa di montagna per il Natale, le risponde dal piano terra la Cycas revoluta, che ben ci sente.

Ridacchio e continuo a salire in quello che è un condominio bellissimo colmo di piante diverse ma unite tra loro e che collaborano e interagiscono. Salire le scale è come percorrere il nostro paese dal mare siciliano alle Alpi. Salgo al quinto piano dall’abete rosso, è il saggio, e forse anche il più anziano del condominio. Qui tutto è diverso, solo Eriche, ginepri, larici e abeti, scorgo una genziana che se la ride al pensiero che il grande saggio abete rosso tra non molto si addobberà e si riempirà di luci natalizie per la pura gioia di tutti i condomini. E’ così buffo, aggiunge la stella alpina!

Ho visto abbastanza. Mentre ridiscendo le scale, penso a quanto vorrei che fossero tutti così i condomini. Saluto il rosmarino sempre molto indaffarato, arrivo al piano terra, esco in strada e mi volto e noto le piante sui balconcini dei palazzi vicini che, incuriosite, parlottano tra loro. E’ un buon inizio, ne sono davvero felice.

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

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