Il fiore che fece impazzire gli uomini

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Venne scoperto nell’antica Persia e sui monti dell’Asia centrale, e da allora mille fiabe e leggende vennero scritte e raccontate sulla sua origine.

Lo si trova anche nella più celebre delle raccolte di novelle persiane, “Le mille e una notte”, nella quale il sultano Shariyar, nel suo harem, ne lasciava cadere uno rosso ai piedi della prescelta. Si trattava di un fiore di tulipano.

Il tulipano è semplicemente bello. E’ bello quando è ancora in bocciolo e quando schiude i suoi petali scoprendo il suo tesoro così gelosamente custodito: sfumature di colori e pistilli che paiono ricoperti di zafferano.

Da secoli è sinonimo di Olanda, ma forse non tutti sanno che il nome del tulipano deriva dal turco “tulband”, che significa turbante, ed è molto presente nella cultura turca, tanto da esserne il simbolo nazionale floreale.

Viene anche definito il fiore che fece impazzire gli uomini, quando, verso la metà del 1500, in Turchia, venne notato da un ambasciatore austriaco che lo spedi a Vienna; da lì arrivò a Parigi, per approdare infine in Olanda, dove divenne un business che fece letteralmente impazzire il mercato economico di allora. In poco tempo i bulbi di tulipano divennero uno status symbol, un lusso da sfoggiare e dal prezzo in costante ascesa.

Regalare un tulipano nel XVI secolo, infatti, equivaleva a regalare una fortuna, il valore di una casa, sei volte più di un dipinto di Rembrandt, ad esempio. Durò circa un secolo, poi i prezzi e le quotazioni del tulipano crollarono mandando sul lastrico numerosi investitori. Da allora le bolle speculative vengono associate al tulipano, fiore che fece impazzire gli uomini.

Oggi è ancora un punto di forza della produzione floricola olandese, fortunatamente per noi, a prezzi più accessibili.

Il tulipano è una bulbo rustico che può essere lasciato nel terreno per tutto l’anno a patto che abbia spazio per moltiplicarsi e riproporre ad ogni primavera una copiosa fioritura. Le annaffiature si forniscono solo quando il terreno risulta asciutto e solo nel periodo di sviluppo vegetativo. A fine fioritura è importante non rimuovere subito i fiori, perché essi contengono acqua ed elementi nutritivi necessari allo sviluppo del bulbo sottostante. Foglie e fiori andranno quindi rimossi solo quando saranno seccati. Il tulipano necessita di un terreno sabbioso, profondo e senza ristagni. Vanno interrati in ottobre/novembre ad una profondità pari al doppio del loro diametro, in modo che siano riparati dal freddo invernale e dalla calura estiva, e vanno posizionati a una distanza di circa 5 cm l’uno dall’altro. In gruppo creano delle macchie di colore entusiasmanti.

I tulipani recisi hanno una durata in acqua che può variare dai 7 ai 15 giorni, in base alla varietà e alla temperatura. Tagliate i gambi in obliquo e immergeteli in un vaso con acqua sufficiente a coprire un terzo della loro altezza, che va ricambiata con altra fresca ogni giorno. Se li metterete in composizione con altri fiori, vi accorgerete di aver a che fare con un fiore che si allunga molto e si muove cercando la luce. In un centrotavola, ad esempio, se inserito orizzontalmente, lo ritroverete il giorno seguente, rivolto all’insù, con un antiestetico effetto a “corna di toro”.

Ed infine, lasciate cadere nell’acqua un pezzetto di rame, una monetina da due centesimi andrà più che bene, lo aiuterà a mantenersi eretto. Per il fiore che un tempo veniva quotato più dell’oro è una magra consolazione, me ne rendo conto, ma saprà apprezzare.

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

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