Il Giardino dei profumi

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I lillum, gli osmanthus, la gardenia, l’orchidea, le rose. E poi ancora, le violette, i giacinti, il gelsomino, il calicanthus, l’hamamelis. Oppure, la magnolia, il lillà, la daphne, la lavanda, il caprifoglio.

Mi fermo qui, anche se potrei continuare a lungo a stilare questa lunga lista botanica. Una lunga lista di piante che hanno una peculiarità in comune: sono incredibilmente profumate, meravigliosamente profumate, ma anche pericolosamente profumate. Perché pericolosamente? Diciamo subito che è un pericolo che val la pena correre, non è dannoso, può creare un legame e una sorta di dipendenza olfattiva dalla quale non si torna più indietro, come si legge ne “Il profumo”, celebre romanzo di Suskind, nel quale scrive: “Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l’aria che respiriamo, penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente e non c’è modo di opporvisi”.

Questo lo capii la prima volta che sentii il profumo dei grandi fiori bianchi di una cattleya e ne rimasi folgorato. Il ricordo di quel profumo mi è rimasto così dentro, che da allora sono alla ricerca di quella varietà per farla mia, farla fiorire e per potermi ubriacare nuovamente di quel ricordo. La prima volta che invece passeggiai per i giardini botanici di Villa Taranto a Verbania era settembre ed io un po’ più giovane. Non era la stagione ideale per visitare i giardini, ma venni letteralmente schiaffeggiato da ventate di un profumo così intenso da provocarmi un’euforia incontrollabile. Seguii come un segugio quel richiamo olfattivo e mi trovai ai piedi di tre grandi piante dalle foglie verde scuro e con piccoli grappoli di fiori crema/arancio. Fu li che conobbi l’Osmanthus fragrans e i suoi fiori dal profumo così intenso da racchiudere le fragranze di magnolia, limone e fresia, tutti insieme. Insomma, esiste un rapporto importante tra i profumi e i ricordi, e non c’è dubbio che le piante e i fiori ne siano protagoniste. Adoro progettare i giardini e i terrazzi utilizzando specie arboree che fioriscono e profumano durante tutto l’anno. Una sorta di percorso sensoriale olfattivo nel quale perdersi nei ricordi dei profumi e dei colori. Immagino un terrazzo nel quale le piante vivono, profumano e parlano.

E allora immagino la luce del tramonto estivo negli occhi e i profumi delle piante aromatiche in festa, pronte a insaporire un succulento barbecue tra amici. Salvia e timo che se la ridono, mentre la menta per il Mojito e il rosmarino per la carne un po’ meno. Poi, attenzione, arriva del pesce sul fuoco, ed ecco che anche il timo smette di ridersela, mentre tutt’intorno si odono gran schiamazzi. La gardenia e il gelsomino, ad esempio, che parlottano a proposito di chi possieda nei fiori il miglior profumo, pur sapendo che l’una andrà in qualche occhiello, e l’altro in un vaso a decorar la tavola.

E più in là, nei vasi di terracotta, la tondeggiante lavanda dai fiori blu e profumatissimi si concede a timidi corteggiamenti di qualche insetto volante, mentre nell’angolo i viburnum e il lillà a far da frangivento sorridono divertiti, e le farfalle sui loro fiori ancor di più.

Questa è la vita nel giardino dei profumi, che si ripete ogni giorno e per tutto l’anno. Osserviamola!

Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini” scrive ancora Suskind, e come dargli torto?

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

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