Il volo del soffione

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Guardate le mie foglie dentellate, soffiate le lancette del soffione. Guardate, fra le siepi, le mie ondate, guardate il prato, il sentiero, guardatemi in giardino, allegro e fiero! Raccoglietemi pure: io cresco ancora, senza chieder permesso né scusarmi, che fate con le vostre zappe, allora?

Non riuscirete mai ad estirparmi! Nessuno mi può fare impressione, perché io sono il Dente di Leone!” Cicely Mary Barker nel suo libro “Le fate dei fiori”, sottolinea così la bellezza e la forza di questo fiore.

Il Tarassaco, comunemente conosciuto come dente di leone, soffione, cicoria selvatica, grugno di porco, piscialletto, girasole dei prati, e in tanti altri modi ancora, è un fiore perenne, tipico delle zone a clima temperato, che cresce spontaneamente ovunque. Fiorisce in primavera, producendo dei fiori gialli, molto resistenti e amatissimi dalle api, che dal nettare producono un ottimo miele. Data la sua facilità di propagazione, potrebbe apparire come un fiore di scarso pregio, invece il soffione ha parecchie proprietà medicinali, un profondo significato simbolico, gli sono stati attribuiti poteri magici e ha ispirato più di una leggenda. Il nome soffione deriva dalla particolare caratteristica che lo contraddistingue: dopo la fioritura, infatti, i semi si raccolgono in una sfera piumosa pronta a disperdersi al primo soffio di vento e, come paracaduti, volano nell’aria attaccati a piccoli ombrellini. Alzi la mano chi non ha, almeno una volta nella vita, soffiato su questo fiore magari esprimendo un desiderio.

Nel linguaggio dei fiori, il Tarassaco o soffione che dir si voglia, simboleggia la forza, la speranza e la fiducia, ma a me piace pensare all’idea di distacco e di viaggio che questo fiore mi trasmette. I semi di questo fiore sembrano rappresentare perfettamente le fasi del ciclo della vita che ognuno di noi è destinato a compiere. Inizialmente, infatti, i semi sono ben legati alla loro soffice appendice che è un posto comodo, sicuro, difficile da lasciare. Poi pian piano si lasciano trasportare dal vento, dapprima timorosi, man mano sempre più impavidi e coraggiosi nell’intraprendere un nuovo viaggio e a sperimentare nuove avventure, concedendosi così al flusso della vita, curiosi di nuove scoperte e pronti a generare nuova vita.

Ne risulta una metafora perfetta: per poter fiorire, ciascuno deve staccarsi dalla propria origine, affrontando il proprio viaggio senza paure, pronto a combattere le intemperie e a cogliere nuove opportunità e, come i semi del soffione, staccandoci da alcuni ricordi, da schiavitù che ci legano al passato, da abitudini e schemi mentali che ci ingabbiano, troveremo una libertà autentica.

Inoltre, il soffione mi riporta all’infanzia, alla gioia e alla spensieratezza nel gesto di cogliere quel fiore, soffiarglici sopra a pieni polmoni e spargere in aria stupore e meraviglia, sentimenti che dobbiamo recuperare e riscoprire nell’età adulta.

Ho scoperto poi, che il ciclo del soffione, rappresenta l’alternanza tra il giorno e la notte, tra il sole e la luna. Infatti, inizialmente è giallo e dorato come il sole, ma poi, in seguito si trasforma in una candida sfera simile alla luna. Il Tarassaco quindi, come rappresentazione di libertà, di possibilità di un nuovo inizio, di voglia di ricominciare, ma anche di gioia e spensieratezza, di possibilità di rinascita e cambiamento.

Un fiore così forte e imperturbabile, che se viene calpestato riesce sempre a tornare in posizione eretta, fateci caso.

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

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