Un bonsai di padre in figlio

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Tra tre giorni è il 19 marzo e festeggeremo il papà. L’immagine che ho del papà è un immagine di un uomo forte, forse segnato dal tempo, dalle fatiche, dalle preoccupazioni e dalle responsabilità.

Il papà per me è colui che protegge, forse un po’ burbero e borbottone, a volte rompiballe, ma è anche colui che per primo si emoziona che subito gli si lucidano gli occhi, senza farsi vedere, un po’ di nascosto, è orgoglioso si sa.

E allora festeggiamolo questo papà, ognuno come crede, ed io con voi, ma festeggiamolo, perché ad esser papà ci vuole coraggio, niente da dire.

E pensare che della festa del papà spesso ce ne dimentichiamo, è un giorno che arriva all’improvviso e ci coglie di sorpresa… sarà forse perché nel mondo il papà è festeggiato per quasi tutto l’anno, e questo può creare confusione. Tenetevi forte: in Italia lo festeggiamo appunto il 19 marzo, in Danimarca il 5 giugno, nel resto della Scandinavia invece lo festeggiano la seconda domenica di novembre, in Russia il 23 febbraio, la terza domenica di Giugno viene festeggiato in Francia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, mentre la seconda domenica di maggio, invece, si festeggia in Romania. E ancora, in Cina è l’8 di agosto, nel mondo arabo il 21 di giugno, in Iran qualche giorno prima, il 18, e infine, in Oceania festeggiano il papà la prima domenica di settembre.

Roba che volendo, i papà potrebbero farsi mezzo giro del mondo e festeggiarsi più volte, come per il capodanno in aereo, ma con più tempo a disposizione.

E quindi, tornando al papà, che cosa possiamo regalargli? Fermo restando, che qualsiasi età abbia, lui ti vedrà sempre come il suo cucciolo e la letterina andrà sempre bene (il mio babbo ad esempio, una letterina sotto al piatto se l’aspetta ancora oggi), per darvi consiglio voglio prendere spunto dall’antico Oriente, dove il gesto di regalare un bonsai è una cosa seria e viene tramandata di padre in figlio, per generazioni.

E’ un gesto che racchiude in sé la passione, la dedizione e il lavoro del padre che sarà passato al figlio, il quale, crescendo e diventando anch’egli padre, lo passerà a sua volta al proprio figlio, e ad ogni passaggio il bonsai acquisirà qualcosa dell’uno, dell’altro e dell’altro ancora: osservandolo, ad esempio, si potrà notare un ramo che fu piegato dal nonno, o la presenza di una roccia inserita con infinita pazienza dal padre; spiritualmente parlando, invece, chissà cosa e chissà quanto si potrà vedere e soprattutto sentire. Sono tanti e così nobili i motivi per regalare un bonsai al papà anche perché il bonsai racchiude un significato che è strettamente legato al concetto di vita: come gli alberi e la natura stessa, mutano e si modificano ogni giorno, anche i bonsai rappresentano quello che è il cambiamento, l’evoluzione del destino nel corso della vita.

E infine, un fondamento di quest’arte: durante la creazione del bonsai sono previsti tre momenti imprescindibili, che poi sono tre passaggi principali della crescita di un uomo e del rapporto tra padre e figlio: lo “Shu” che è il momento dell’osservazione, quando si guarda il maestro per apprendere; “l’Ha” cioè il momento dell’azione, quando si applica ciò che si è appreso; il “Ri”, il momento del superamento, quando cioè si passa oltre l’esperienza vissuta.

Inutile che aggiunga altro, è già abbastanza forte così, e con i brividi nella schiena, e un bonsai in mano, voglio fare gli auguri a tutti i coraggiosi maestri di vita, a tutti i papà.

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

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