I suoni misteriosi della splendida Strelitzia

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13 Luglio 2018

Esistono fiori che non si può fare a meno di guardarli. Ti chiamano mentre passi, ti chiedono di voltarti e ammirarli. Io rimango imbambolato ad osservarli in religioso silenzio, con la mia mente che vaga chissà dove.

Vedo dei cespugli di foglie allungate, grigio verde, come lance a difesa di steli ritti che si ergono e le sormontano manifestandosi con il fiore che un fiore non sembra nemmeno. A guardarlo bene e a detta di tutti assomiglia ad un uccello.

La Strelitzia Reginae, chiamata anche uccello del paradiso, è una pianta originaria dell’Africa meridionale, ma nonostante ciò si è adattata bene a condizioni non proprio vantaggiose. Anche in casa, meglio ancora su di un balcone soleggiato, può crescere bene, ma è nelle zone a clima mite che la possiamo ammirare, incontrandola un pò ovunque.

I suoi fiori sono probabilmente i più originali nel panorama floreale, e sono formati da brattee e petali asimmetrici giallo/arancio e blu intenso, disposti come una cresta di pappagallo e nel suo insieme, come un becco d’uccello. Ed è così per tutti. Nell’immaginario collettivo la Strelitzia ricorda un uccello. Io la guardo, osservo la pianta nel suo insieme e vedo foglie importanti e robuste e splendidi fiori che sembrano pronti a parlare da un momento all’altro. E’ fuor di dubbio che assomiglino a becchi d’uccello, ma questi becchi io li associo a tante bocche, e le bocche a tanti megafoni. Una spianata di megafoni colorati come simbolo di comunicazione, come metafora del suono amplificato di fiori che per natura non possono proferir parola, ma che divengono così oratori e messaggeri pronti a dirci o forse urlarci chissà che cosa.

E così, me ne sto li impalato a guardare queste splendide piante, nell’attesa e con la speranza di udire un suono, un “pssss… eh tu, ascoltami che ho cose da dirti”, che non arriva mai ma che mi par di sentire.

Alcuni fiori hanno una specie di richiamo, un verso silenzioso e indecifrabile, un proprio linguaggio. E’ stato provato da ricerche scientifiche che ogni albero emette dei propri suoni in bassa frequenza non udibili dall’orecchio umano, e il fatto che in alcune produzioni floricole venga diffusa la musica classica nelle serre non è un caso. Le piante parlano e ascoltano. E trattandosi di “uccelli del Paradiso” o di “megafoni” che dir si voglia, come si può non sentirli?

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