Campanelli d’Erica

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16 Novembre 2018

Erica, il suo nome deriva dal verbo greco “ereiko”, che significa spezzare, rompere, proprio perché è forte e resiste al rigore invernale e alla neve che la ricopre, tanto da riuscire a bucarla senza fatica per emergere all’aria aperta.

Non è solo forte però. In questa pianta così coriacea, si nascondono altre inaspettate e magiche virtù.

La si trova in centinaia di specie diffuse in gran parte dell’Africa, fino al mediterraneo e in Europa. La gran parte delle eriche è costituita da piante tappezzanti, che non superano i 25-35 cm di altezza; ne esistono però specie più grandi, come l’erica arborea, che può raggiungere anche i 150 cm di altezza.

Una delle specie più diffuse è l’erica vulgaris comunemente chiamata brugo, nome che deriva dal termine di origine celtica brucus, che a sua volta è un termine derivato dalla parola italiana brughiera, zona tipica dell’Italia settentrionale e della Pianura Padana dove il terreno a ph acido e povero di humus, è ideale per la crescita dell’erica.

Tutte le specie di erica hanno le foglie aghiformi, acuminate e carnose, attaccate a rami sottili, semi legnosi, scarsamente ramificati. Queste in autunno e primavera si ricoprono di una densa fioritura: tanti piccoli fiori, come piccoli campanelli, ricoprono i rami con tonalità che vanno dal bianco, al rosa, al rosso e al porpora. E tutti questi campanelli tintinnanti, annunciano sia l’arrivo dell’inverno con la fioritura autunnale, che la fine e l’arrivo della bella stagione, con la fioritura primaverile.

L’erica nell’antichità era considerata una pianta magica, e per questo veniva utilizzata per costruire le scope da impiegare per la pulizia dei templi degli Dei.

Ancora oggi, si considera l’erica una pianta purificatrice: si crede che gli ambienti puliti con scope di erica vengano purificati dalle energie negative.

Mi piace sapere che esistono piante come l’erica. Piante dal legno duro usato per costruire le pipe, ma giocose, con i loro fiori che sembrano campanellini. Piante che sono considerate dei simboli portafortuna, come in Scozia ad esempio, dove vengono utilizzate come amuleto protettivo e ritenute portatrici di pace e serenità, se essiccate e appese in camera da letto.

Piante che necessitano di poco o niente, basta infatti metterle all’esterno per farle stare bene, e che invece ci ricambiano con tutto questo, che è davvero tanto.

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

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