Eugenia, da fiore a preziosa spezia

 

Chiodi-di-garofano-pianta.jpg

1 Febbraio 2019

E’ un fiore coltivato per diventare spezia e che viene colto ancor prima di poter fiorire. Scientificamente il suo nome è Eugenia Caryophyllata ed è parente esotica del mirto sardo, ma tutti la conosciamo con il nome di chiodo di garofano.

Del fatto che il chiodo di garofano sia in realtà un fiore, forse non tutti lo sanno e comunque pare cosa strana. I boccioli del fiore d’Eugenia infatti vengono colti e fatti essiccare quando sono ancora chiusi e assumono una colorazione rosso bruna, diventando simili nell’aspetto a dei chiodi.

Contrariamente a quello che il nome potrebbe far intendere, non ha nulla a che vedere con la pianta omonima, il garofano, ma si tratta di una pianta originaria delle isole Molucche indonesiane e oggi molto coltivata nelle zone tropicali quali le Antille, l’Africa orientale, la Cina e soprattutto Zanzibar, che è la maggiore produttrice mondiale.

La pianta giunse in Europa nel IV-V secolo d.C., anche se si diffuse su larga scala solo dopo l’anno Mille, quando i francesi riuscirono a trafugare alcune piante a olandesi e portoghesi (esclusivisti della commercializzazione), e la consegnarono alle loro colonie.

Una spezia molto preziosa, basti pensare che un albero di Eugenia produce in media dai 3 ai 4 kg di fiori per raccolto, corrispondenti a 1 kg di chiodi di garofano essiccati. Considerando che si possono fare solo due raccolti all’anno, questa bassa produttività ci fa comprendere l’alto prezzo di questa spezia.

Oltre alle numerose proprietà benefiche, il chiodo di garofano racchiude in se qualcosa di davvero significativo. La privazione del fiore infatti, è un’opportunità per potersi ridefinire in qualcosa di inaspettatamente più pregiato.

L’albero di Eugenia non vedrà i fiori, ma potrà sentirne il profumo durante l’inizio del periodo della fioritura, quando si diffonderà nei campi di coltivazione la fragranza calda, aromatica e inebriante dei boccioli di fiore che sapranno trasformarsi in qualcosa di ancor più prezioso e ricercato.

Una fragranza rigenerante che vale più di una bella fioritura. D’ora in avanti, ogni qualvolta utilizzeremo uno di questi fiori non sbocciati, non potremo non pensare per un attimo a quel campo d’Eugenia in festa, che gioisce e si rallegra dell’incredibile profumo che è frutto di un fiore che nel reinventarsi ha trovato la sua ricchezza e il suo successo.

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

 

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