Storia d’amore tra Platani

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25 Gennaio 2019

Sembra fatto apposta per vivere in città. Chioma frondosa, tronco cilindrico, dritto e possente, rivestito di corteccia grigiastra e squamosa, foglie lisce e lobate, grandi quanto una grande mano.

Il platano comune, enorme ombrellone vegetale estivo, forte della sua tolleranza all’inquinamento e alle potature, è presente in quasi tutti i viali, parchi e piazze delle città europee. Le sue fronde in estate sono una manna dal cielo durante la canicola estiva, mentre in inverno con il cadere delle grandi foglie, illumina generoso lo spazio tramite la luce filtrante tra i rami.

Le foglie, grandi e lucide, si mantengono pulite grazie alla pioggia, non assorbendo in tal modo polveri urbane decisamente cattive, destinate ad ammalarlo. Inoltre, il Platano ad ogni inverno si spoglia regolarmente della corteccia, permettendogli di tornare a respirare invece di soffocare nella fuliggine di polveri sottili formatasi per le vie cittadine. Un cambio d’abito davvero strategico.

Ma è la storia di questa pianta ad entusiasmare. Una storia d’amore rappresentata dall’unione spontanea, di due varietà della stessa specie ma originarie di due continenti diversi.

Anno 1561. Il Platano Orientalis (varietà che raggiunge i 30 metri di altezza), arriva sulle isole britanniche dalla Turchia. Nel 1636 invece, viene importato dall’America del Nord un esemplare di Platano Occidentalis, ancora più alto del primo e decisamente più massiccio. Queste due specie si incrociarono spontaneamente nell’orto botanico di Oxford, e diedero alla luce un ibrido fertile, il Platano Acerifolia Willid, detto Platano comune, ancora più forte e resistente.

Una bella storia d’amore in un bellissimo parco, tra un Platano orientale femmina e un Platano occidentale maschio, più alto e massiccio, che dopo lungo corteggiamento, conquista cuore e corteccia dell’amata, unendosi a lei.

Una visione fantasiosa, ma comunque la si voglia vedere, le due varietà si incrociarono spontaneamente e senza l’intervento dell’uomo.

E’ innegabile quindi, che un po’ si piacessero, anche perché alcune leggende narrano che fu proprio un Platano a nascondere nel suo tronco cavo il serpente dell’Eden e che per punizione la sua corteccia assunse le caratteristiche della pelle squamata del rettile.

Un Platano tentatore quindi, irresistibile quanto il miglior Casanova, nell’orto botanico di Oxford travestitosi per l’occasione da giardino dell’Eden.

Leggi l’articolo su La Stampa Torino

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