Un albero leggendario

Tasso di Cavandone1Credit Ph. Primo Preatoni

 

David Zonta -Torino –

Un albero avvolto dal fascino e dal mistero, anticamente sacro, denso di significati simbolici e circondato da mille leggende come nessun’altra specie della flora europea, fatta eccezione forse, per la quercia.

Viene definito l’albero della morte, ma anche della rinascita e della saggezza, è il Taxus baccata, comunemente chiamato Tasso.

Nei giorni scorsi mi trovavo a Verbania, sul Lago Maggiore, e raggiungendo a piedi il piccolo borgo di Cavandone, ho fatto una sosta rinfrescante sotto le fronde di un Tasso. Al fianco di una Chiesa all’ingresso del paese, si erge monumentale, un esemplare grandioso. E Monumentale è l’aggettivo più corretto in quanto, quello che per tutti gli abitanti della zona è conosciuto come il Tasso di Cavandone, è di fatto un monumento botanico nazionale plurisecolare di circa 400 anni di età.

Un ‘vecchietto’ ancora in forma con muscoli in bella vista attorcigliati a spirale come un grande serpente costrittore. Un tronco che pare un vortice che potrebbe sbalzarti in aria in men che non si dica, o rapirti per sempre nel suo sinuoso ed ipnotico movimento di linee. Mastodontico e al profumo di conifera, circa quattro secoli fa si è posizionato in un angolo privilegiato con vista panoramica su prati e lago, e lì ha messo le sue radici per crescere.

 

Tasso di Cavandone2Credit Ph. Primo Preatoni

 

Un grande albero di Tasso, un guardiano del paese che sa di misticismo e parla linguaggi leggendari. Chiamato albero della morte per la sua alta tossicità presente in tutte le sue parti, fatta eccezione della parte carnosa del frutto, che può essere letale anche per l’uomo. Forte, per la durezza del suo legno, di Tasso ad esempio, fu la freccia che uccise Re Riccardo Cuor di Leone. E immortale, ci sono esemplari nel Regno Unito che si stima possano avere dai 2000 ai 5000 anni di età. Ma è anche chiamato albero della rinascita, considerato dai Celti il guardiano delle porte della comunicazione tra vita e morte, laddove credevano che l’albero inviasse una radice, per ogni caro sepolto, al fine di nutrirlo aiutandolo nella rinascita.

E infine le sue bacche, autentiche perle rosse incastonate tra aghi verdi e sottili, appaiati sui rami come denti di pettine, che ti verrebbe da raccoglierle per infilarle in un bracciale.

Un grande incontro in quel caldo pomeriggio, un lieve profumo di bosco, una fresca brezza rinvigorente e ho ripreso il cammino, volgendomi indietro a riguardarlo più e più volte, per fissarmelo bene in mente e non scordarmelo più.

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