Cespugli di mare

David Zonta -Torino –

“Se vedi un cespuglio e da lì vedi il mare, quello è il mare ligure”. Giorni fa mi trovavo a Sanremo ed ho avuto l’occasione di assistere a uno spettacolo di luci proiettato sulle mura della Fortezza di Santa Tecla, sul lungo mare. Live art allo stato puro di un artista, Marco Nereo Rotelli, che non necessita di presentazioni.


L’artista si è esibito da un palchetto tra il pubblico e, come un direttore d’orchestra, disegnava linee e parole su di uno schermo che si riflettevano, come per incanto, sulle mura della fortezza, un tempo luogo di prigionia e dolore. La voce di Fernanda Pivano irrompeva di tanto in tanto su di una colonna sonora che avrebbe potuto trasportarti ovunque, e le sue parole si sovrapponevano alle immagini proiettate.


Uno spettacolo davvero coinvolgente con le parole di Nanda, quelle con le quali ho aperto questo pezzo, che continuavano a girarmi in mente. Che cosa voleva intendere la scrittrice, traduttrice, giornalista e critica musicale, con quella affermazione? Mumble mumble per tutto il resto della serata per poi librare il pensiero al vento e pazienza, buonanotte.


L’indomani pomeriggio scendendo i mille gradini di una scalinata, d’improvviso vengo rapito dalla presenza di tre strane piante con strane foglie che riconosco, ma che mai avevo avuto il piacere d’incontrare.


Grandi foglie grigio-argenteo, ricoperte da una microscopica e morbida peluria che sa di velluto. Tre piante alte un metro abbondante, con le chiome che spuntano oltre il muretto e che sembrano cespugli spettinati. Chinando la schiena e guardandole all’orizzonte, il grigio fogliare si confondeva con il mare increspato che si scorgeva in lontananza, e le tonalità quasi si confondevano unendosi, e le foglie frastagliate e irregolari disegnavano onde marine.


Non una, bensì tre esemplari adulti di Kalanchoa Beharensis, pianta succulenta originaria del Madagascar, si mostravano ai passanti in tutta la loro bellezza ed era impossibile non accarezzarne la vellutata morbidezza delle foglie.
Poi, d’un tratto, allargando la visuale ne scopro la forma, individuo e incornicio il paesaggio e mi accorgo, con grande stupore, di avere davanti a me dei cespugli dai quali vedo il mare.


Sorrido tra me e me e riprendo a scendere le scale, ripensando alla frase della sera precedente della Pivano che tanto mi aveva colpito e che non avevo ancora ben compreso. Si, ho sorriso divertito al pensiero che una pianta, che poi è anche un cespuglio dal quale si vede il mare, fosse stata proprio lei a darmi la risposta.

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