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La Stampa Torino, rubrica

L’albero che vorrei essere

L’immagine di copertina di questo articolo è frutto delle abili mani di Davide Tosches, artista poliedrico e amico, che ha accolto la mia richiesta realizzando questo capolavoro. GRAZIE! http://davidetosches.com/

David Zonta – da La Stampa Torino, la rubrica settimanale Stropicciato come un papavero

Circolo dei lettori di Torino, lunedì scorso. Mi trovavo alla presentazione di un libro o meglio, di una raccolta di storie di persone provenienti da tutto il mondo che hanno in comune l’essere approdate in Piemonte dopo un percorso migratorio. La sala, una bellissima e antica libreria, faceva da sfondo e abbracciava le diverse storie di vita che venivano raccontate dai diretti protagonisti.

Come quella di Chimére, musicista senegalese in Italia ormai da anni, che raccontava di come inizialmente veniva visto con paura dalla piccola comunità in cui stava mettendo radici e per via del colore della pelle, veniva chiamato l’uomo d’ombra.

Poi la storia di Maria, arrivata dalla Scozia, che al contrario veniva derisa per la pelle bianca troppo bianca; oppure la storia di Alina, donna rumena dai tratti somatici mediterranei, e dei 5 minuti, non uno di più, che dispone per conquistarsi la rispettabilità dell’interlocutore di turno, prima che questo scopra l’origine rumena e con essa tutti i fantasmi derivanti da quella cultura. E poi ancora Nadejda, donna moldava che sorride con tutto il viso e che ti conquista per dolcezza e simpatia, e quella di Acberet di origine eritrea, da anni ormai piemontese, che sembra persino aver assorbito la cosiddetta sabaudità torinese. Tante storie di vita simili a tanti semi trasportati dal vento.

Era una sera incredibilmente calda con il vento delle Azzorre che soffiava sul collo, e mentre rientravo a casa ho immaginato che quei semi, così profondamente raccontati, attecchissero tutti insieme in un solo punto.

E così dalla Scozia un seme di Pino silvestre, il simbolo nazionale, si insediava per primo nel terreno facendo crescere velocemente il tronco e lanciandolo verso l’alto. In suo aiuto, dal Senegal, un seme di Baobab, fondendosi con esso, metteva a disposizione la peculiarità di albero in grado di radunare gli uomini sotto ai suoi rami e di farli danzare. E poi, sempre trasportati dal vento, semi di solida Quercia rumena a contribuire in longevità, e semi di Olivello spinoso moldavo, con grappoli di bacche arancioni ricche di gusto e vitamine. Infine semi di Palissandro eritreo completavano quest’albero con un’incantevole fioritura.

Era nato un albero straordinario, che dall’unione di semi così diversi tra loro, ne aveva fatto la sua forza e bellezza. Semi coraggiosi, senza paure, semi trasportati dal vento nella terra di tutti sono diventati un albero bellissimo, l’albero che vorrei essere.

Di David Zonta

Floral designer senza confini

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