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La Stampa Torino, rubrica

Il tricolore che unisce

David Zonta, Torino

La scorsa settimana, quella del 2 Giugno, Festa della Repubblica, abbiamo visto le Frecce tricolori sorvolare i cieli di diverse città italiane, compresa la nostra bella Torino. Scie verdi, bianche e rosse hanno colorato l’azzurro fino a disperdersi e scomparire, lasciandoci però, indelebile nella mente, l’immagine del nostro tricolore.

Non che non ce lo ricordassimo, per carità, ma noi italiani siamo un po’ tutti patrioti a tratti, e spesso e volentieri, del senso di unità nazionale, ce ne scordiamo subito dopo.
Tralasciando l’opportunità o meno di organizzare questa esibizione in questo momento, vorrei invece soffermarmi sulla bellezza di quei tre colori affiancati in quel preciso ordine: il verde il bianco e il rosso del nostro tricolore.

E’ una bandiera piena di storia, la nostra, nata il 7 gennaio 1797 e che da allora, si propone di rappresentarci tutti, indipendentemente dal credo politico, nei valori della libertà, dell’uguaglianza e dell’unità.

Un colore primario, il rosso, uno secondario, il verde, e uno che è il frutto della sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile, il bianco, mi hanno spinto ad immaginare un tricolore natural-vegetale, e immediatamente dopo a rendermi conto che esiste già dai tempi dei tempi grazie al basilico, ai pomodori e alla mozzarella. Sono tre dei prodotti che più ci rappresentano nel mondo, sia presi singolarmente che insieme, nella pizza, tanto per citarne l’esempio più eclatante, e che, affiancati l’uno all’altro, colorano alla perfezione la nostra bandiera con gli stessi pigmenti di colore e le stesse tonalità. Come se, per realizzare il nostro vessillo, fosse stato scelto il tono di verde proprio dal basilico, di rosso dal pomodoro e di bianco dalla mozzarella.

E allora lunga vita a questi tre ingredienti, uno più buono dell’altro, famosi nel mondo come stelle di Hollywood e irrinunciabili presenze nei piatti e nelle ricette della dieta mediterranea. Di questi tre succulenti tipetti, vorrei in particolare soffermarmi sul verde dei tre, il basilico, meravigliosa erba aromatica conosciuta e apprezzata sin dall’antichità.

Il basilico deriva dalla parola greca “vasilikon”, che significa “dei Reali”, per via del suo profumo e del colore violetto dei suoi fiori, tipico dei reali. Una delle leggende legate al basilico che più mi hanno divertito è quella secondo cui i Greci e gli Antichi Romani pensavano che la pianta di basilico sarebbe cresciuta rigogliosa, forte e profumata, solo se il giardiniere avesse urlato e imprecato mentre la seminava.

In passato si usava inoltre collocarlo intorno alla casa o sul pavimento, per purificare lo spazio circostante, e per attirare denaro, salute e fortuna, e anche al giorno d’oggi, soprattutto nelle isole greche, si possono ammirare vasi di basilico ellenico a decorare ogni angolo delle case.

Insomma, il basilico è un’erba aromatica davvero portentosa, senza la quale non esisterebbe nemmeno il pesto, e provate a dirlo ad un ligure. Tutti dovrebbero avere una piantina di basilico per sentirne il profumo diffondersi nell’aria al minimo contatto, per gustarselo fresco in un piatto, o anche solo per ricordarsi che unito al pomodoro e alla mozzarella crea il più bel tricolore che ci sia, quello che unisce (davvero) tutti.

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