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La Stampa Torino, rubrica

Chi trova un pino trova un tesoro

David Zonta, Torino

Ogni qualvolta lo sento il mio pensiero corre a quando, poco più che ragazzo, raggiungevo con amici, il tanto sospirato mare. Un suono gracchiante, ritmato e potente, dal sapore estivo e dal profumo di vacanza.

Dopo ore roventi passate in un’automobile anni ’80, finalmente ci si avvicinava al mare e si era accolti da questo canto tribale. Una melodia croccante che ti conquistava lo stato d’animo, già di per sé profuso di buonumore, e lo trasformava in picchi di irrefrenabile felicità diffusa. Era il canto delle cicale, e la pineta del campeggio, era il grande palco dal quale si esibivano.
Una grande distesa di pini marittimi era lo scenario perfetto per esibirsi. Ventate di salsedine e rotoli di paglia spinti dal vento, connotavano un’atmosfera da film Western, e loro, le cicale, a gran voce scandivano il tempo.

A dire il vero non si trattava propriamente di pini marittimi (Pinus Pinaster), bensì di Pinus Pinea, anche se comunemente vengono chiamati marittimi anche loro, e sono quelli con la caratteristica chioma appiattita ad ombrello e la corteccia rossiccia, scavata come una corazza.
I Pinus Pinea, anche chiamati pini domestici, sono alberi bellissimi che custodiscono nei loro semi dei veri e propri gioielli, i pinoli. Gustosi e delicati, un po’ dolci e un po’ salati, fondamentali per il pesto e formidabili se tostati, i pinoli sono le gemme preziose di un albero davvero particolare.

Questi alberi si ergono altissimi nella macchia mediterranea e sono capaci sia di fare gruppo e ombreggiare ampie zone a ridosso delle spiagge, sia di ergersi solitari ancorati nel terreno roccioso di un promontorio vista mare. Ovunque li si trovi, ospiteranno quasi certamente una nutrita colonia di cicale canterine.
Che poi, generalmente, dici pino e pensi all’albero di Natale, ma non bisogna confondersi. Gli alberi rappresentativi del Natale sono abeti, parenti resinosi dei Pini che popolano zone decisamente più fredde. Comunque sia, per riconoscere l’abete da un pino basta soffermarsi sugli aghi. Nell’abete gli aghi sono molto corti e sono disposti uno ad uno direttamente sul ramo, mentre nel pino gli aghi sono più lunghi e sono raccolti a coppie o in ciuffi, a seconda della specie. Anche le pigne mostrano differenze sostanziali, allungate quelle degli abeti, più tondeggianti, invece, quelle dei pini.


Tornando a quelli marittimi, teatro di concerti a cielo aperto, vorrei rimarcare un altro aspetto, per nulla secondario di queste conifere: il profumo. Provate a sdraiarvi sotto ad un Pinus Pinea. Mettersi comodi non vi sarà difficile in quanto alla base, normalmente vi si trova un soffice letto naturale di aghi di pino, appunto, e una fragranza resinosa inizierà lentamente a diffondersi attorno a voi. Osservate i disegni scavati del possente tronco che si erge alto, e curiosate alla ricerca di qualche forma non ben definita disegnata dai rami sullo sfondo dell’intenso cielo azzurro.

Al cospetto del grande pino marittimo, potrete sentire il più bel canto delle cicale della vostra vita, e quell’intenso frinire non lo scorderete più. Un profumo di conifera misto mare sarà una carezza al vostro cuore, e infine, dimenticandovi di avere un orologio, mettetevi seduti appoggiando la schiena al tronco e osservate il mare e l’orizzonte per tutto il tempo che avete, fino al tramonto se possibile.

Chi trova un pino trova un tesoro quindi, vuoi per i semi squisiti, vuoi per la simpatica e tipicamente estiva compagnia delle cicale, oppure anche solo per il fatto che con un pino sopra la testa, generalmente, si può guardare lontano.

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